A Lucia Corna

Spenti i tuoi occhi, spento è Natale.
Spenti quegli occhi tanto gioviali.
Occhi brillanti sempre accoglienti.
Cara Lucia, son stelle erranti.
Son fra le donne chine, umiliate.
Son fra le nonne abbandonate.
Son per i campi biondo dorati,
fra quei terreni già confiscati.
Spenti i tuoi occhi, spento è Natale.
E tu? Ti aggiri fra le macerie
di guerre ingiuste. Che immane orrore!
Fra tanti pianti, tanto dolore.
Mondi da sempre stretti al tuo cuore.
Tu non ti fermi, continui il viaggio.

Per quegli infermi è il tuo coraggio.
Fra quelle tende senza speranza,
profughi persi senza una stanza.
Gente che implora e fa la fila.
Nuovi presepi anno duemila.
Spenti i tuoi occhi, continui andare…
Fermati. Un attimo. Più non vagare.
Per queste valli, a te tanto care,
scorrono ancora lacrime amare.
La tua partenza ci ha rese sole,
ci ha rese attonite, la voce in gola.
Su per le fronde del Ginkco eterno,
in quel suo canto di suono alato,
noi rivediamo il tuo sorriso,
lo sguardo fermo, dolce e fraterno,
la tua parola che in alto sta
che parla chiaro: Legalità.
Spenti i tuoi occhi, cara Lucia,
su, sosta un attimo, solo un momento:
sul tuo percorso tracciato d’oro
udrai sospiri persi nel vento.
D’oro tracciata, cara Lucia,
noi seguiremo quella tua scia,
le tue speranze  in arancione,
un coro solo: Costituzione.

Maria Pia Urso

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