Archivio della categoria: recensioni

Gocce di Veleno di Valeria Benatti

Gocce di veleno; un libro che tutte le donne dovrebbero leggere per capire che cosa sia veramente l’amore e che cosa, invece il “non amore”, quello malato, quello che ti fa sentire una nullità, un oggetto , una proprietà altrui,che ti sottopone ad una violenza sottile ,psicologica di cui,spesso, non si è consapevoli perché ,in un rapporto di coppia, tutto viene percepito
come qualcosa di personale,naturale,proprio del rapporto stesso.
Un libro semi-autobiografico che descrive, volutamente in modo crudo,varie forme di violenza, fisica e non, da quella del partner all’abuso sulle minorenni ,alla violenza domestica,
-I silenzi all’interno della tanto celebrata “famiglia tradizionale” uccidono ,
E il rapporto della protagonista con la madre, non complice ,ma sicuramente pavida nel non voler vedere il problema, per non affrontarlo ,ne è un esempio
Quei “giochini “ che il padre faceva con loro bambine ,che la sorella ha rimosso, ma che tormentano Claudia all’inverosimile, sicuramente non erano ignorati dalla madre, e il silenzio ha scavato una voragine tra madre e figlia. Claudia ha bisogno di parlarne perché ”solo mettendo le mani in un passato doloroso, molte donne possono recuperare la propria dignità”,
Un libro terapeutico che aiuta a comprendere le dinamiche di un amore malato e guarire da esso,Come? “Ricominciando a volersi bene,recuperando la fiducia in se stesse, pensando che si merita di più”
Un libro inno al valore dell’amicizia, quella vera ,quella che sostiene la protagonista.
Amiche però che,pur essendo importanti, non possono concretamente aiutarla ad uscire da un rapporto sbagliato,ma le suggeriscono la strada giusta da seguire :rivolgersi ad un
CENTRO ANTIVIOLENZA per capire che “il vero amore é”quello di un uomo che sostiene, incoraggia, valorizza, aiuta,”
Un atto di fiducia ,quindi ,nella possibilità di instaurare un rapporto d’amore sano “ che non fa paura né é sbilanciato tutto da una parte”
Tra tante gocce di veleno qualche goccia di ottimismo!

Filomena Loreto

Giunti editore (pag.190)

A Lucia Corna

Spenti i tuoi occhi, spento è Natale.
Spenti quegli occhi tanto gioviali.
Occhi brillanti sempre accoglienti.
Cara Lucia, son stelle erranti.
Son fra le donne chine, umiliate.
Son fra le nonne abbandonate.
Son per i campi biondo dorati,
fra quei terreni già confiscati.
Spenti i tuoi occhi, spento è Natale.
E tu? Ti aggiri fra le macerie
di guerre ingiuste. Che immane orrore!
Fra tanti pianti, tanto dolore.
Mondi da sempre stretti al tuo cuore.
Tu non ti fermi, continui il viaggio.

Per quegli infermi è il tuo coraggio.
Fra quelle tende senza speranza,
profughi persi senza una stanza.
Gente che implora e fa la fila.
Nuovi presepi anno duemila.
Spenti i tuoi occhi, continui andare…
Fermati. Un attimo. Più non vagare.
Per queste valli, a te tanto care,
scorrono ancora lacrime amare.
La tua partenza ci ha rese sole,
ci ha rese attonite, la voce in gola.
Su per le fronde del Ginkco eterno,
in quel suo canto di suono alato,
noi rivediamo il tuo sorriso,
lo sguardo fermo, dolce e fraterno,
la tua parola che in alto sta
che parla chiaro: Legalità.
Spenti i tuoi occhi, cara Lucia,
su, sosta un attimo, solo un momento:
sul tuo percorso tracciato d’oro
udrai sospiri persi nel vento.
D’oro tracciata, cara Lucia,
noi seguiremo quella tua scia,
le tue speranze  in arancione,
un coro solo: Costituzione.

Maria Pia Urso

Inverno a Cuba – Poesie

Maria Pia a Cuba Gennaio 2016

Maria Pia a Cuba
Gennaio 2016

Aria calda
sui miei sfiancati reni.

Foglie pioventi
rotolanti
su un mare di cemento e terra,
come barche
verso una nuova primavera. Amica.
A L’Avana. Al Paseo 126.

Netturbini in divisa blu
con rami di palma,
maldestramente usati
per ammucchiare
foglie al vento,
sotto il malinconico sguardo
di Che Guevara
là, sul muro azzurro. Al Paseo 126.

Tutti hanno un lavoro a Cuba.

L’epoca dei miei giovanili sogni
(1978- Festival mondiale della gioventù a Cuba)
resta aggrappata
a quegli occhi,
a quel nostalgico sguardo.

C’è ancora miseria a Cuba?

E come potrebbe essere ricca?

Amata Cuba,
acquamarina dai cieli smossi,
anni di rivoluzione culturale
ti hanno fatto onore.
Importante è chi siamo.
Non una mano scura e una chiara.
E’ ancora poco?

L’embargo ti soffoca
come la vile presenza di ijneteros
che con diverse spire ti umiliano.
Cuba, dai venti marini improvvisi,
difenditi
dai tuoi nemici interni di bassa lega.
Quelli più importanti
non li ho incontrati.
Forse hanno soffici cuscini in alto.
Non lo so.

A L’Avana,
sulla passeggiata a mare,
a Malencòn,
poggiata ai tuoi famosi muretti
ho visto rincorrersi,
sfrecciare
e sorpassare
le Cadillac di “Batista”
costantemente rianimate dal genio dei Cubani,
tra fumate nere soffocanti,
tra scarichi di camiones e scuolabus.

Cuba, dagli occhi turchini,
ahimè, poco aggiornata,
non fai manutenzione ai motori!

Brucia il naso a L’Avana
il primo giorno,
come la gola e il petto.
Lacrimano gli occhi di smog
e sgomento.

A Varadero tutto bene.
Aria pura.
Interminabile sabbia bianca al sole.
L’Oceano ti corre incontro
dispiegando le sue bianche ali.
Ahi! Quel cemento giunto sino a riva!

Alla Ciudad  Libertad,
a Marianao,
nere treccine
e geometriche divise
fanno ricreazione
allegramente.
Gorgheggiano come i nostri figli.

Tutti i bambini studiano da te,
o Cuba, di palme corona.

2016-02-02-735 bambina maestra

Amo i tuoi bambini, o Cuba,
coraggiosa amazzone fra i mari.
Amo i tuoi eroi bambini.
Cooptati
il giorno dopo la Revolution.
Impegnati
ad alfabetizzare
donne, vecchi, contadini.
I più giovani: 12 anni appena.
La più giovane maestra bambina
di 8 anni appena.
Oggi foto.
Tenuti in vita
al Museo dell’ Alfabetizaciòn
a ricordo
della loro esperienza gloriosa:
Combattere l’analfabetizaciòn in pochi mesi. (Fidel)

2016-02-02-732 Maestro bambino

O Cuba, ingioiellata dal mare,
ti percorrono autobus cinesi.
Se puoi,
ritira la mano in tempo.

Mercatini arrangiati
sbucano mimetizzati
fra pareti sfatte e cadenti tettoie.

Al Centro commerciale
si fa la coda.
Manca di tutto.

O  Cuba,
fresca opale di noce di cocco,
qual magia misteriosa
apparecchia le tue tavole?
non vedo malnutriti.
Neanche nello sperduto interno.

Fa un caldo d’agosto.
Svoltato l’angolo
aria fredda cerca i nostri pori.
Cielo terso e trasparente.
Svoltato l’occhio,
incombe il nero.

Da lì a poco piove.

O isola dalle braccia di giada,
ci riporti a occhi di divinità,
alla Santeria,
alle sue danze
colorate, spettinate,
prolungate in giravolte arcobaleno,
al ritmo di tamburi africani.

Ti amo! Cuba, regina di colori!

Amo il tuo popolo di fieri Ulisse.

O Cuba,
merlata di mille barriere coralline,
uguale e nuova,
mi seguirai dovunque,
con le tue Cadillac ripristinate,
col sapore del tuo buon latte
di felici mucche per i campi,
coi tuoi bambini
eroi di pace e di cultura,
con Trinidad di filigrana
incastonata fra monti e mare,
col gusto pastoso
delle tue banane maturate sulla pianta,
con le tue albe bianche e rosa
a tinteggiare case
a L’Avana Vijeia
patrimonio dell’umanità,
con le tue stelle vicine vicine
appena notte.

Maria Pia Urso

Qui  e qui due video girati alla Santeria

 

page

Bianca di Anna Maria Ceriolo Verrando

bianca-di-ceriolo-annamaria

“Bianca – donna e monaca tra cinque e seicento” è il libro di Anna Maria Ceriolo Verrando che documenta e racconta con garbo la storia vera di una probabile monacazione subita e risalente all’Italia del ‘600.

Una microstoria dell’estremo Ponente ligure che è una finestra su un mondo scomparso e poco conosciuto, ma soprattutto è una vicenda della condizione femminile e di un’epoca di fermento, quella della Controriforma, attraverso eventi che incisero nella storia. Non poteva passare inosservata la dedica del libro “Alle donne che ancora aspettano di poter realizzare la loro personale scelta di vita e il loro diritto all’ istruzione” perché Bianca è innanzitutto una donna, forse una delle tante bambine costrette o persuase dalle famiglie a entrare in educandato, finendo poi per restarvi come novizie e infine monache, subendo un destino simile a quello di molte altre, in quanto la loro dote corrispondeva da un terzo a un ottavo circa di quella riservata alle fanciulle destinate al matrimonio. In quei conventi spesso le bambine rimanevano perché incoraggiate dalla presenza di zie o cugine che prima di loro erano state indotte a intraprendere la stessa vita.

Non c’era in effetti alcuna libertà di scelta per le donne dell’epoca. Bianca però a modo suo si rivela audace e coraggiosa e ci parla della sua storia attraverso una lettera che Anna Maria Ceriolo trova per caso nella sezione di Ventimiglia dell’Archivio di Stato mentre esamina una filza del notaio Simone Lamberti senior, capofila di una schiatta di notai di Vallecrosia, e rintraccia una serie di dati ricavabili da compravendite di immobili e terreni, da locazioni, transazioni commerciali, quietanze varie, liti e testimonianze, ingaggi commerciali, testamenti, strumenti dotali e corredi di spose. Nota infatti che tra i fogli di filza, generalmente piegati a metà e in verticale come un foglio protocollo, ce n’era uno più piccolo degli altri e piegato in tre parti. Da una parte il notaio aveva vergato regolari quietanze e pagamenti mentre dall’altra, sia l’intestazione che la parte finale rivelano una lettera privata. Anna Maria scopre così una segreta lettera d’amore, proveniente da un convento, arrivata allo studio notarile e lì nascosta, scritta in risposta ad una precedente lettera del notaio Simone Lamberti senior.

La voce di questa donna, discretamente colta, trapela dalla scrittura curata e con una determinazione audace e insolita per quei tempi dichiara i suoi sentimenti . “Io facio come fa li arberi che alla primavera fioriscono, così mè intrevenuto adeso a me… Io vi amava come senper ò fatto”.

La storica, incuriosita ed emozionata, trova anche la bozza di una risposta del notaio, risale al casato di Bianca, ricostruisce una storia amorosa, tormentata da lunghe e logoranti attese, l’ insofferenza per una condizione di vita non voluta che spesso induceva le giovani monache a lasciarsi morire, la volontà di vivere i propri sentimenti. Mi fermo per lasciare un po’ nel mistero la vicenda di Bianca, prima donna e poi monaca.

Presento la mia amica Anna Maria Ceriolo Verrando, insegnante di lettere e autrice della tesi “Bordighera nella storia” che fu pubblicata e inserita dal prof. Nino Lamboglia nella Collana Storico –archeologica della Liguria Occidentale. L’incontro con il Lamboglia fu per Anna Maria determinante per rafforzare l’amore per la storia e le sue metodiche al punto tale da farla divenire un’appassionata ricercatrice d’archivio, che ha sempre diviso il suo tempo tra la famiglia, il lavoro, la ricerca delle fonti e la poesia. Affermata storica loco-regionale, ha ricevuto a Bordighera nel 2011 il prestigioso Parmurelu d’oro, premio annuale assegnato per meriti storico-letterari-artistici- scientifici o impegno civile a chi ha reso lustro alla città di Bordighera.

Maria Cuccaro
redattore di skipblog