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Valentina d’Urbano

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Il rumore dei tuoi passi

Acquanera

Quella vita che ci manca

Alfredo

Valentina d’Urbano, giovanissima scrittrice,  affronta tematiche molto forti con uno stile graffiante , personale che invita alla lettura e rende accattivante il contenuto dei suoi romanzi. Infatti, pur avendo” conosciuto” l’autrice partendo  da  “QUELLA VITA CHE CI MANCA”siamo state spinte  a leggere gli altri suoi  romanzi:  “IL RUMORE DEI TUOI PASSI”,  “ACQUANERA”( una storia a sé stante)  e infine “ALFREDO”

L’ambiente in cui si svolgono le vicende  dei tre romanzi è lo stesso:  La Fortezza, un luogo fatto di polvere ,un porto franco , una terra di nessuno. Quelli del quartiere non avevano paura delle guardie, non avevano niente da perdere. Chi se ne fregava della prigione, tanto, per la maggior parte, quelli che abitavano lì c’erano già stati e tornarci non faceva grande differenza

Da“IL RUMORE DEI TUOI PASSI

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In questo romanzo  la narrazione è fatta dal punto di vista di Beatrice, mentre in “ALFREDO” è lui che racconta la sua vicenda. Alfredo e  Beatrice, i cui destini saranno diversi, sono i protagonisti  : due personaggi dal rapporto difficile, conflittuale, contrastato.

Beatrice: “Io non avevo mai odiato nessuno come odiavo lui in quel momento. E non avevo mai  amato nessuno come sentivo di amare  lui in quell’istante”                         

Entrambi  però nascondono  un profondo bisogno di  affetto, sostegno,  amore. Il loro è un sentimento molto forte, che si è evoluto nel tempo, passando dall’affetto  solidale dell’infanzia all’amicizia adolescenziale, infine  all’amore che fanno fatica ad esprimere, quasi  ne provassero vergogna.

Non è una banale storia d’amore , anzi! In un ambiente degradato, violento, privo di regole affiorano valori quali la solidarietà, il rispetto, il senso dell’onore che stupiscono e sorprendono  piacevolmente . Soprattutto in “ALFREDO” emerge la profonda dedizione di Beatrice nel voler salvare , ad ogni costo, il “gemello”, prima dalla violenza del padre e poi dal baratro della droga.
Contro la diffidenza del padre di Alfredo spicca e colpisce la generosità coraggiosa della madre di Beatrice.

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Nella Fortezza vive la famiglia Smeraldo, protagonista di “QUELLA VITA CHE CI MANCA”    L’ambiente qui ha un ruolo più determinante nello sviluppo della vicenda: i personaggi sono profondamente radicati  in esso, lo vivono intensamente, lo odiano  e lo accettano nello stesso tempo, perché consapevoli di non avere altre  possibilità. E’ lì che trovano asilo, rifugio per le loro inquietudini.
Il romanzo è corale  perché la vicenda è narrata dal punto di vista di tutti i personaggi.
Tra loro regna un amore forte, intenso, a volte violento,  ma commovente, soprattutto  quello verso Vadim,  il fratello più debole.

La famiglia Smeraldo è una famiglia strana: c’è una madre e dei figli nati da padri diversi. Questa madre  che, pur avendo fatto errori da giovane, è la figura dominante che tiene insieme la famiglia,  è  rispettata ed amata dai figli e l’autrice, per sottolinearne l’ autorevolezza, la indica con il nome “Mamma” scritto con la “M” maiuscola, come se fosse un nome proprio. E’ stata una donna sfortunata: ha incontrato uomini sbagliati che di volta in volta l’hanno abbandonata.

Solo  l’ultimo,  finalmente  un uomo “normale”, il solo  che  si distingueva dai precedenti perché si  era fatto carico della famiglia “al completo” e  aveva fatto balenare in essi la speranza di evadere dalla Fortezza,  resta purtroppo vittima di un incidente. La Mamma tiene vivo il ricordo di quest’uomo e ogni anno impone il rituale della sua commemorazione.

Mamma gli afferrò una spalla, lo scosse appena: -Dai ,Vale. Alzati lo sai che giorno è oggi- ripeté come un disco rotto. Sì che lo  sapeva che giorno era . Era il diciannove di marzo, la festa del papà. Il giorno in cui suo padre era morto. Ogni anno la stessa storia : la processione. La loro processione familiare, l’unica a cui Mamma riusciva  a far partecipare anche Alan e Valentino.”

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La Mamma lavora e chi veglia sui fratelli è la sorella maggiore Anna che si annulla per la famiglia   ” Io ormai c’ho trent’anni. Che devo fare? Sto qui e mando avanti la baracca.                         Vigile su Vadim, un bellissimo ventenne ma con l’intelligenza di un bambino;  inquieta per la sorte di Alan, posseduto da una rabbia feroce come l’amore per la famiglia, che vuole tenere unita . Confidente e sostenitrice dei sogni di Valentino, combattuto tra il desiderio di non tradire la famiglia e, in particolare, il fratello Alan che non perdona  e l’amore per una donna “bellissima nella sua bruttezza”.  “E’ bellissima – ma te ne accorgi solo al secondo o al terzo sguardo – ed è pulita. Perché lei non è della Fortezza e rappresenta l’unica possibilità di salvarsi”                                                        

 Valentino a Delia: “E adesso che ti vedo, so che darei tutto pur di non vederti così. Sei bella. Sei rimasta come ti ricordavo. Non mi importa di come ti vedono gli altri, di quello che dicono. Tu per me sei puro istinto, sopravvivenza. Tu sei il pezzo di vita che mi manca.”

La vicenda raccontata nel romanzo “ACQUANERA” si svolge  a  Roccachiara, un piccolo paesino arroccato sulle montagne e bagnato dalle acque di un lago oscuro e insidioso.

“Nella valle era la presenza del lago
a scandire il tempo e le stagioni, le morti e
le nascite. Il lago apparteneva a tutti e tutti
gli appartenevano. Lo temevamo, ma lo amavamo anche.
Per questo, i morti del lago erano i
morti di tutti, a prescindere dalla loro provenienza”

La trama è seria e drammatica.

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Le protagoniste di questa storia sono tre donne, legate da un segreto sospeso tra luce e buio: Onda la madre, Fortuna sua figlia e nonna Elsa. Ognuna di loro è speciale a suo modo.  Le accomuna un dono o una maledizione, un’eredità sovrannaturale, una capacità medianica  che le contraddistingue dalle persone “normali,  le mette in comunicazione con il mondo dell’al di là e, inevitabilmente, le taglia fuori dal mondo reale.

Fortuna  è la più giovane e anche la più ribelle. L’unica che trova il coraggio di lasciare quel posto isolato dal mondo e dimenticato da Dio, in cui il tempo sembra essersi fermato e in cui la vecchiaia  attacca le persone nel modo più brutale.

Ritorna,  dopo dieci anni di silenzio, e di qui inizia a raccontare la sua storia.

Si era allontanata nella speranza di poter vivere una vita normale perché a Roccachiara era costretta a subire lo sguardo malevolo di concittadini pieni di pregiudizi che avevano reso  difficile la loro vita, di generazione in generazione.

“Non le piaceva come la guardavano,
quasi di nascosto. C’era una specie di accusa
nei loro occhi, qualcosa che aveva già visto
in quelli dei suoi compaesani. Era diffidenza,
forse anche paura. Onda lo vedeva da come si
muovevano impacciati, cercando di non
sfiorarla neanche per caso, da come
facevano di tutto per evitare di incrociare
il suo sguardo.”

Lo stile della D’Urbano è pulito, brillante.

Ci sono : dramma, pathos, suspense.

Ci sono misteri e segreti disseminati nella vita dei personaggi specialmente in quello di Fortuna e di Luce, sua unica e mai dimenticata amica.
Colpisce  l’amore , l’abnegazione  e il sacrificio di una nonna verso la figlia e la nipote così come colpisce il rifiuto e l’incapacità di Onda, pur nella sofferenza, di dare e ricevere amore.

La scrittrice, durante un’intervista, precisa:
Ho scoperto di avere un amore viscerale per le storie piene di personaggi controversi eppure difficili da odiare. È vero,  nel libro ci sono tanti concetti negativi ma da questi, inaspettatamente nascono concetti positivi, come l’amore, l’amicizia, la speranza. Mi piace cercare di tirare fuori la luce da posti in cui sembra che ci sia solo tenebra fitta.

Anche qui, come negli altri romanzi,  l’autrice affronta il tema dell’emarginazione:

Pensandoci bene, il tema centrale dei miei romanzi, anche di quelli che non sono che un’idea nella mia testa, è sempre l’emarginazione. Sociale, ambientale, reale o immaginaria, in qualche modo c’entra sempre. Amo molto i miei personaggi ma mi diverte metterli in situazioni difficili, vedere come reagiscono e come riescono a cavarsela. Sono una “madre” snaturata, un po’ come Onda.”

Ogni capitolo apre con alcune citazioni di Fabrizio de André. Molte tratte da “Dolcenera” (canzone che affronta il tema dell’alluvione che ha colpito Genova nel 1972) per il naturale rimando al lago e alle acque, e le citazioni tratte da “La collina” che si rifà alle parole di Edgar Lee Masters ne “L’antologia di Spoon River”

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La scuola degli ingredienti segreti di Erica Bauermeister

La scuola degli ingredineti segreti

Cibo e amore. Ricette e abbracci. Dolcezze sul palato e sentimenti di bontà. Profumo di spezie e allegria: sono gli “ingredienti” che ho apprezzato nel libro “La scuola degli ingredienti segreti”di Erica Bauermeister.

Leggendolo, mi è parso di essere anch’io un’allieva della scuola di cucina un po’ speciale, alla ricerca della ricetta segreta della felicità; molto attenta ai consigli, curiosa, desiderosa di imparare.

Ho partecipato alle vicissitudini di Lillian, la protagonista, che a otto anni inizia a cucinare per la mamma, immersa nella lettura, nascosta dentro i libri dopo che il padre le ha lasciate.

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Neve di Maxence Fermine

NEVE

“Neve” di Maxence Fermine- Saggi di narrativa Bompiani-, è una storia intrisa di poesia, di leggerezza, di dolcezza, di magia, ambientata in Giappone. E’ un libro raffinato, squisito, coinvolgente che si legge tutto d’un fiato. E’ un tuffo nel sogno che ci aiuta, senza strappi, a contattare nostre parti lontane.

Il protagonista Yuko, un poeta che ama scrivere haiku traendo ispirazione dalla neve, abbondante sulla sua isola a nord del Giappone con inverni lunghi e nevosi, intraprende un viaggio sino al sud, attraverso le Alpi Giapponesi, per incontrare il poeta Soseki e apprendere da lui l’arte completa della poesia.

Il suo è un viaggio irto di incognite, un sogno, una magica fiaba? Forse tutte e tre queste cose.

Yuko  segue testardamente ciò che lo fa sentire vivo e che dà senso alla sua esistenza.

Un’esistenza che il poeta desidera colorata di neve.

Nella neve il poeta Yuko riesce a vedere ciò che altri non vedono. “E’ bianca. Dunque è una poesia. Una poesia di grande purezza.

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Villa San Gaetano di Maria Pia Urso

Villa San Gaetano

C’era una volta una bella bimba dalla pelle color del latte, nutrita a latte, nata e cresciuta in quel di Latte. No, non è una favola.

È un delicato racconto autobiografico che sa di favola, ambientato a Villa San Gaetano, una grande casa situata in un angolo di mare suggestivo e incontaminato dell’estremo ponente ligure. E come nelle favole, il mondo della protagonista risveglia emozioni, alimenta sentimenti, suscita curiosità.

È il mondo di Maria Pia, una bimba che, in piena seconda guerra mondiale, cresce felice e spensierata con la mamma e la sorellina, nella casa dei nonni e degli zii materni. Protetta da una famiglia amorevole, è libera di muoversi, di giocare all’aria aperta e di cercare nella magia della natura le risposte ai suoi tanti perché.

Ma, come in tutte le fiabe,  tutt’a un tratto l’arcano si spezza. Finita la guerra, suo papà, un ex sergente maggiore di origini siciliane, torna e decide di trasferirsi con la moglie e le figlie in Calabria. Questa sua decisione, causa grande sofferenza in chi lo deve seguire e in chi resta.

Ma tant’è! Fine della fiaba.

Il seguito della storia lo  scoprirà chi avrà voglia di leggere questo bel libro scritto in forma semplice, scorrevole e, a tratti, poetica.

CarPia