Lo zar delle farfalle nere di Elena Bono

lo zar delle farfalle nere

Dramma di ispirazione shakespeariana, “Lo zar delle farfalle nere” porta in scena lo zar Paolo I, figlio di Caterina “la grande” e  di Pietro III o, più verosimilmente frutto degli amori di Caterina con il conte Sergej Saltykov.

Figura inquieta e tormentata, afflitto da angosce e allucinazioni da lui stesso definite “farfalle nere”, Paolo si interroga sul suo ruolo di sovrano assoluto: “Io, figlio d’uno cui lo scettro fu imposto e d’una che lo scettro lo rubò, io mi trovo sul trono come sopra un crinale di montagna: vedo il male del mondo nei suoi opposti versanti. Io regnerò per volontà di Dio e per mia volontà. Da re assoluto, ma ubbidiente alle Leggi e alla Giustizia che mi detta le Leggi…”.

Come Amleto, si interroga sul significato della vita: “Siamo noi che passiamo come ombre sopra una tela fissa? O siamo fermi noi, fermi in eterno e ci scorre davanti un velario dipinto?  Fermi a guardare le scene della vita?”

Il dramma si ispira alla vicenda storica secondo cui, pur consapevole delle sue dubbie origini, Paolo I volle tributare a Pietro III, ucciso a seguito di  intrighi di corte architettati dalla stessa Caterina, gli onori del trono, ordinando la riesumazione della salma e la riammissione dei poveri resti sul trono degli zar.

Osteggiato e inviso da cortigiani e consiglieri, Paolo trova conforto soltanto nelle parole fraterne di Griša, il buffone di corte e di mastro Trofim, chiamato per la sua abilità di carpentiere a edificare la sinistra impalcatura.

Saranno loro a suggerirgli pensieri di giustizia e ad aiutarlo nel compimento del proprio destino. A questi due personaggi, simbolo della saggezza che nasce da un cuore semplice e ingenuo (Griša) e dalla dedizione al proprio lavoro (Mastro Trofim), è affidato il messaggio più alto dell’opera.

Nella libera ricostruzione storica dell’Autrice, Paolo I, pur malato e mentalmente instabile, avvierà la riforma della servitù della gleba e introdurrà nella Russia ortodossa il principio della tolleranza religiosa.

  • Copertina flessibile: 128 pagine
  • Editore: Le Mani-Microart’S (1 gennaio 1994)
  • Collana: I libri di Elena Bono

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ELENA BONO

Elena Bono (qui il sito ufficiale) è stata una scrittrice, poetessa, traduttrice italiana, tra le maggiori del secolo appena trascorso. Nata a Sonnino nel 1921, trascorse l’infanzia a Recanati dove il padre insegnava ed ebbe il privilegio di passare lunghe giornate nella Biblioteca che fu un tempo dei conti Leopardi. Di quegli anni favolosi, resta traccia nella lirica: “Su quell’altura che chiamavi colle”.

Trasferitasi a Chiavari, si distinse per la sua ricca produzione letteraria  che comprendeva poesie, romanzi, opere teatrali e per la sua appassionata adesione agli ideali della Resistenza. Ai partigiani e alle vittime della guerra dedicò alcune tra le sue liriche più belle.

Vinse numerosi premi letterari tra cui il Premio del Consiglio Organizzativo Mondiale Arte e Cultura a Città del Messico, nel 2000, e il Premio “Universo Donna” indetto dalla Regione Siciliana, nel 2001.

Colta e riservata, visse lontana dai riflettori e dai salotti accademici. Si è spenta a Lavagna il 26.02.2014.

Così scrisse nella presentazione della sua opera “Le spade e le ferite”:

“La Storia è un mare in cui anche i giganti vengono sommersi dalle tempeste da loro stessi provocate. Ma la Storia è, altresì, non solo il vastissimo campo insanguinato dove giacciono assieme ai giganti combattenti, anche gli incolpevoli, travolti da forze e ragioni a loro estranee. La Storia è anche il piccolo campo lavorato con grande stento e sudore dai poveri, dagli umili che con ostinata pazienza tornano a seminare il buon grano di cui si alimenta la vita dell’uomo…”

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